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VITTORIO SGARBI

Abbiamo incontrato Vittorio Sgarbi a Monte San Giusto il 7 Maggio 2003 in occasione del convegno sul tema: “La chiesa di Santa Maria in Telusiano: tra storia e restauro”.

 

Dopo aver dato lustro, in altre occasioni, alle bellezze artistiche e architettoniche della nostra regione, Vittorio Sgarbi ritorna nelle Marche. Cosa la lega a questa regione?

Sono assessore alla Cultura a San Severino Marche, sono stato sindaco… Mai poi io, in realtà, che sono tanto antipatico…. Appaio antipatico, quando mi conoscono, mi vogliono sempre... Cioè non riesco a staccarmi….

Ma qual è il legame che c'è con San Severino?

Il legame è determinato dal fatto che nel 1989 pubblicai un libro che presentavo in diverse città d'Italia e anche nelle Marche. Essendo tra queste città anche San Severino, mentre sulle altre tutti mostravano divertimento di questa occasione di incontro con questo personaggio così strano, a San Severino il Sindaco pose un veto; disse: Sgarbi non può entrare perché era “pappa e ciccia” con Zeri. Allora proibì che io andassi al teatro comunale (bellissimo per altro). Allora un gruppo di Socialisti, uno dei quali è morto, e che si chiama Natalini, trovarono come sede di compromesso una scuola dove io andai (la scuola era bruttissima e ne parlai molto male) ma vennero 1500 persone e comprarono una quantità straordinaria di libri… Del tutto inusuale… Così cominciò un rapporto e mi chiesero di candidarmi per le Elezioni, che io ritenevo una cosa assolutamente inaccettabile.
Superato questo primo momento a San Severino, dopo una settimana andai a Civitanova e, l'allora Assessore alla Regione: tale Costamagna mi chiese ancora di candidarmi a San Severino e, verso le cinque del mattino mi piegarono… Poi io dissi un sì molto dolente e talmente poco convinto che chiamai gli amici Comunisti di Pesaro, candidandomi anche con i Comunisti di Pesaro…
Così io fui candidato con i Comunisti a Pesaro e con i Socialisti... Dopodiché, mentre il Sindaco Comunista di Pesaro mantenne la sua posizione, D'Alema, Nicolini e qualche altro dissero: Ma cosa c'entra Sgarbi?… Allora io, per non creare troppi problemi a questo Sindaco, decisi di rinunciare a Pesaro e rimasi candidato a San Severino dove presi un sacco di voti e divenni consigliere comunale. L'alleanza prevedibile tra Democristiani e Socialisti fu per la prima volta sovvertita con la prima alleanza nelle Marche tra D.C. e P.C., pur di non avere me in mezzo alle palle. Quindi nel 1990 fecero l'alleanza tra D.C. e PC. Naturalmente non funzionò e cadde dopo un anno.
Allora venne da me tale Sclavi, che è qui, chiedendomi di fare una giunta con il gruppo dei miei ed io vice sindaco. Dico: io il vice non lo faccio, dissi allora saggiamente…. Poi ho accettato di fare il sottosegretario come un coglione: ho sbagliato… E chiesi di fare il Sindaco o l'un altro. Accettarono e feci il Sindaco.
Ma dipendeva da questo veto di Zeri, il mio rapporto così strano con San Severino.

Com'era il suo rapporto con Federico Zeri?

Un rapporto d'amicizia fino all'ottantaquattro, ottantacinque… Poi una lite per questioni legate al mercato che appunto portò i nostri rapporti a degenerare nel corso degli anni.

In un mondo globalizzato dall'immagine, in cui i mezzi di comunicazione si adoperano ad imporre determinati modelli Estetici, ha ancora senso parlare di “Arte”?

Non vedo il rapporto tra le due cose… Nel senso che la globalizzazione è una possibilità ma è anche fortemente contrastata, tant'è vero che, per esempio, non nell'arte che mancando un ministero tutto è lasciato al caso ma, nella gastronomia Slow Food ha rappresentato una contro tendenza rispetto alla globalizzazione… Quindi le imprese di difesa dei cibi, dei sapori, delle cucine locali, ha rappresentato un tentativo di resistenza riuscito rispetto alla omologazione dei sapori e dei cibi.

In un recente articolo apparso sul “Giornale”, Marcello Veneziani afferma che l'intellettuale di destra agisce in solitudine ed autonomia. Lei, da intellettuale, come si considera?

Io non sono di destra, quindi...
No, io sono stato in un governo di centro destra ma il mio atteggiamento è talmente libertario e anarchico… Comunque per un'intellettuale è meglio essere di destra che di sinistra perché la sinistra è assistenziale verso gli intellettuali e quindi anche i “coglioni” vanno avanti perché c'è uno che li protegge.
L'intellettuale di destra, fino a questo ultimo governo, era un solitario e quindi è una figura più libera perché non ha un sistema di assistenza che lo tuteli.
Quindi l'intellettuale non può stare dalla parte di chi lo aiuta.
L'intellettuale deve essere sempre in qualche modo contro il potere. E in questo senso, fino ad un potere attuale, gli intellettuali di destra sono sempre stati isolati, non protetti. E quindi questa loro condizione è tutto sommato più pura … Guttuso non era un gran pittore ma il partito comunista lo imponeva…. Tanti altri artisti più bravi di lui… Metti Annigoni, non aveva il partito comunista e sono stati abbandonati… Cioè voglio dire: l'intellettuale quanto meno è protetto dal potere, tanto meglio rappresenta la sua parte.

Questa è la settimana della Cultura: arte, cinema e letteratura sono i principali mezzi di trasmissione della Cultura: con quali altri modi si può incentivare la da diffusione della stessa?

La settimana della Cultura è un'invenzione del ministero dei beni culturali nella sua dimensione più patetica, per cui io sono venuto qui per amicizia alla Sovrintendente (che ho fatto nominare io) ma, mi fa schifo la settimana dei beni culturali così com'è impostata…

Bè, comunque ricordiamo che in questa settimana si incentivano le visite nei musei a prezzi ridotti…

Certamente ma, il problema dei beni culturali non è quello della settimana ma è quello delle altre settimane dell'anno.

Ok, grazie.

 

 

 

 

 

Samuele Baccifava
   
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